Saranno Augusta e Taranto i due poli italiani dell’eolico offshore, dove verranno costruite le piattaforme galleggianti per le turbine. Civitavecchia (Roma) e Brindisi ospiteranno attività di supporto ai due poli.
Lo prevede il decreto interministeriale dei ministeri dell’Ambiente, delle Infrastrutture e dell’Economia che è stato trasmesso alla Ragioneria di Stato, e che l’Ansa ha potuto visionare. La creazione di due poli nell’Italia meridionale per la costruzione delle pale eoliche galleggianti era stata prevista dal Decreto Energia del 2023. Fra le autorità portuali che si erano candidate, Augusta e Siracusa sono state considerate le più adatte. Civitavecchia e Brindisi sono state giudicate idonee ad attività accessorie.
Durante la visita a Siracusa di sabato scorso, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, rispondendo ad una domanda, aveva parlato di un importante investimento che un’impresa italiana che ha deciso di realizzare, insieme a un’impresa straniera, leader mondiale nella produzione di grandi impianti eolici, di realizzare nel polo che nascerà nell’asse tra Brindisi e Taranto, senza citare il porto di Augusta e sollevando qualche perplessità.
La notizia della firma del decreto è stata confermata dal Presidente della Regione Renato Schifani che ha dichiarato: “Esprimo grande soddisfazione per la scelta del governo nazionale che conferma la validità della proposta avanzata dalla Regione.
La decisione è il risultato di un dialogo costruttivo con tutte le Autorità portuali della Sicilia, che hanno individuato in Augusta la località più idonea per ospitare questo importante Polo strategico“.
Il decreto indica le quattro aree portuali di Sicilia, Puglia e Lazio come quelle adatte ai cantieri per la costruzione delle piattaforme galleggianti per le turbine. Si tratta di scafi da migliaia di tonnellate, che verranno ancorati ai fondali del Mediterraneo meridionale. Questi sono troppo profondi perché i pilastri che sorreggono le pale vengano piantati direttamente sul terreno, come avviene nel Mare del Nord.
Il decreto indica anche gli interventi da svolgere nei quattro porti per adattarli alla produzione per l’eolico offshore. Si tratta di ammodernamenti e ampliamenti delle banchine e degli spazi a terra. Secondo le stime di Aero, l’associazione delle imprese dell’eolico offshore, già nel 2028 potrebbe partire la produzione delle piattaforme galleggianti, e nel 2030 si potrebbero avere le prime unità pronte.
Al momento, in Italia son 4 i progetti di eolico in mare che hanno già ottenuto la Valutazione di impatto ambientale positiva dal ministero dell’Ambiente.
Due sono quelli ancorati al fondale: quello di Rimini da 330 Mw e quello di Ravenna da 600 Mw.
Glia altri due sono impianti flottanti: quello al largo di Trapani, da 250 Megawatt, e quello di Barletta, da 1,1 Gigawatt.